All'inizio credevo che il signor Romeo fosse il nonno che si trasformava in gatto, ma a quell'età l'unica cosa che si potesse trasformare per me erano le tartarughe o i topi e anche loro si trasformavano o in ninja o in moto-ciclisti. Inutile dire che in due ore avevo frugato da per tutto e sapevo cosa ci fosse in ogni angolo della casa. La missione dell'andare a scoprire il giardino fu interrotta da nonna avendo sentito aprire la porta di fuori si era messa a correre senza manco mettersi le ciabatte. La parte nella quale sono stata sgridata non me la ricordo a dire la verità, forse perché non capivo molto bene quello che mi era stato detto a quel tempo. Con quel poco d'italiano che sapevo capii che Mr. Romeo non era quel Romeo. All'inizio insistevo a chiamarlo "Micio" dato che il nono andava da per tutto chiamandolo "Micio Micio vieni qua". L'ho capito soltanto dopo che si chiamava Oscar. Oscar aveva la cosa e la testa tutta arancione e il corpo bianco con un pizzico di arancione e gri un po qua e là. Per me Oscar era Più un leone che un gatto e se non era un leone era assolutamente Romeo, o per lo meno la reincarnazione. Ovviamente non posso ricordare me stessa che dormivo con lui nel dondolo nel giardino però grazie alle foto ho un idea precisa di com'era. So però che stando addormentata là avevo sempre una precisa idea di quello che c'era da mangiare quando mi svegliavo.
Comunque le prime due settimane le giornate erano piene di avventure con il signor Oscar alla scoperta del quartiere. Vediamo, se non ricordo male dietro casa nostra c'era la casa della signora "Non giocate qui" e dietro la sua casa a sinistra c'era un piccolo passaggio, strettissimo anche ti portava vicino al parco. Davanti casa nostra c'erano tre altre case quasi la stessa architettura. La strada era un po strettina quindi gli autobus non ci passavano mai e prendevano l'altra strada che portava anche dal mercatino dove andavo di solito con nonna comprare la frutta e le verdure. La coppia che abitava davanti a noi era assai carina. Loro non mi trattavano mai con troppa confidenza o non mi facevano esagerate coccole quindi mi piaceva stare con loro, anche perché potevo giocare a scacchi con il signore della casa, Luca. Luca era un imbroglione perché vinceva sempre. Beh, forse neanche io ero così seria a vincere perché a dire la verità mi piaceva stare là mentre la signora Annalisa suonava al piano. Sono sempre stata un po particolare per i strumenti; mi piaceva sentirle ma non mi piaceva toccarle. Quindi non ho mai chiesto alla signora di insegnarmi qualcosa. Poi ci stavano il signor Claudio e la signora Matilde che aspettavano con ansia ogni sabato perché loro figlio ritornava a casa. Andrea faceva il fisio-terapista per un ospedale a Milano quindi tornava a casa solo qualche week-end. Per quel che può rappresentare il tempo per una bambina di cinque anni, lui tornava ogni sabato, però a dire la verità era solo una volta al mese. La signora Matilde però preparava i suoi biscotti preferiti ogni sabato nel caso lui decidesse di venire a visitare casa. E alla fine c'era il signor "Voi maledetti politici che mangiate il nostro pane" e la signora "Che sera, sera". Adesso che ci penso la loro coppia era una combinazione assai azzardata. Il signore "Voi maledetti dottori che ci date veleno" era sempre indaffarato e fare qualcosa che dimenticava il secondo dopo che si parlava di politici, tassisti, dottori o dentisti. Invece la signora Maria lo guardava e diceva sempre "Oh caro ma cosa mi dici mai". A quel tempo vi giuro che pensavo lei fosse la persona che faceva la voce di Topo Gigio quando faceva la solita battuta "Ma cosa mi dici mai".
Sì, come avrete forse capito, non ci sono bambini intorno a casa mia, quindi usavo sempre la scorciatoia dietro la casa della signora "Non fare quello-non fare questo" per arrivare al parco e guardare gli altri bambini che giocavano. Una volta provai a parlarci però credo che il mio accento era ancora un po troppo strano per qualsiasi di loro da poter considerarmi un loro compare. Maggior tempo delle volte mi sedevo sull'unica panchina blu che ci stava al parco e guardavo, sorridevo e aspettavo. Non lo so se aspettavo che qualcuno di loro venisse a prendermi per mano a giocare, o che venisse a dirmi che non ero strana, oppure se volevo soltanto qualcuno a prendermi la mano per farmi capire che c'ero davvero là. Le giornate finivano con me e il signor Oscar che cantavamo sopra la panchina immaginando di camminare su un ponte:
Pè arrivarce qui da Roma
Ho fatto l'autostop.
E in Francia
È già 'n bel pezzo che ce sto.
Ma pure da emigrato,
Mica sò cambiato.
Io sò Romeo,
Er mejo del Colosseo
Ho fatto l'autostop.
E in Francia
È già 'n bel pezzo che ce sto.
Ma pure da emigrato,
Mica sò cambiato.
Io sò Romeo,
Er mejo del Colosseo
Di solito la canzone continuava fino ad arrivare a casa e nonna aspettava che io finissi lo show con le mie parole preferite. Ovviamente a quel tempo non sapevo bene il significato a maggior tempo delle volte le parole non esistevano perché erano un'imitazione di quello che le orecchie riuscivano a udire e capire, ma cè anche un pizzico d'ironia che siano state proprio quelle le mie preferite.
Se tanto me dà tanto,
Godo e me ne vanto
D'essè Romeo,
Er meglio del Colosseo
Avrò il busto al Pincio
E al museo
Godo e me ne vanto
D'essè Romeo,
Er meglio del Colosseo
Avrò il busto al Pincio
E al museo
E il nonno appariva da qualche parte della casa e gridava: "Eh già"
Post scriptum: La canzone viene tratta dal film Disney "Gli Aristogati" che era anche uno dei preferiti di Aria.
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